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Pmi: le protagoniste dell’export siamo noi

Piccolo è bello. Il celebre motto coniato dagli economisti, che riassume la maggiore snellezza ed efficienza delle aziende di taglia small rispetto alle sorelle di grandi dimensioni, trova conferma anche nell’export.

Da un’elaborazione di Fondazione Impresa su dati Istat, risulta che negli ultimi tre anni le aziende fino a 20 dipendenti hanno macinato da sole 38 miliardi di euro di esportazioni, pari al 13,6% del totale italiano, superando i 34 miliardi realizzati da quelle di grandi dimensioni.

Lo studio sfata anche il luogo comune che le microimprese (fino a 10 dipendenti), non riescono a ripetere all’estero i buoni risultati ottenuti in patria. Numeri alla mano, nel triennio 2008-2011 il loro contributo  in termini di vendite fuori dai confini nazionali è stato del 7%. Un valore significativo che dimostra la crescente internazionalizzazione delle piccole e piccolissime aziende che punteggiano il tessuto produttivo italiano.

L’anno scorso, nel periodo che va da gennaio a settembre,  il maggior contributo all’export – pari a 2,7 miliardi – è arrivato dal comparto del cuoio, che ha registrato un balzo del 7,1% rispetto al 2008. A segnare però l’incremento più significativo sono state le esportazioni di abbigliamento in pelle, cresciute del 23,6% a quota 371 milioni di euro e in pelliccia (+16,6% a 168 milioni). Il segno è invece ancora negativo (-17,8%) per i prodotti in porcellana e ceramica e per le esportazioni di legno piallato (-12,7%).

La mappa delle mete cambia a seconda dei settori. I produttori di cuoio e pellicce hanno un occhio di riguardo per Hong Kong, dove destinano il 12,1% delle loro esportazioni. Ed è forte anche il presidio del mercato in Romania (9,6%) e Cina (8,3 per cento). Parigi primeggia come sbocco privilegiato per l’editoria (36,9%), gli articoli tessili confezionati (escluso l’abbigliamento), i prodotti in ceramica e porcellana, ma anche per gli strumenti musicali. È diretto in Svizzera il 13,6% delle esportazioni dei capi in pelle, mentre il legno piallato e tagliato guarda alla Gran Bretagna (15%). Prediligono invece mete più lontane i settori dell’abbigliamento in pelliccia e dei prodotti per l’edilizia in terracotta. Il primo fa rotta su Russia (dove destina il 15,5% del proprio export), Corea del Sud, Cina e Ucraina. Il secondo punta sul Golfo come primo mercato estero di sbocco, con l’Arabia Saudita in testa (15,9%), seguita dagli Emirati Arabi Uniti (10,7%), Egitto, Libano e Giordania.