iten

Previsioni export, stimata crescita di quasi il 5% annuo fino al 2018

Quanto cresceranno le esportazioni italiane nei prossimi anni? La risposta ci è offerta da una recente stima compiuta da Sace, che nel suo  rapporto afferma che l’export tricolore dovrebbe aumentare in media del 4,7% l’anno nel corso del triennio 2016 – 2018. Pertanto, una bella accelerazione rispetto a quanto verrà consolidato quest’anno (la stima delle esportazioni italiane di beni punta dritta al + 3,9% per il 2015) e che viene accompagnata da una serie di ricche e interessanti elaborazioni interne al dossier Sace RESTART. Ma quali sono le strade l’istituto consiglia di seguire per ottimizzare i propri commerci esteri?Secondo il report, vi sarebbero invero pochi dubbi. Da una parte infatti Sace indica che la strada principale per rafforzare la posizione delle imprese italiane all’interno dei mercati internazionali non può che prescindere dalla filiera agroalimentare, uno dei settori di punta del Made in Italy, tanto da rappresentare circa il 10% di tutto l’export (e, in tal senso, l’attuale Expo 2015 dovrebbe poter fungere da ideale trampolino di lancio). Dall’altra parte, non si può certamente sottovalutare l’identificazione delle geografie più promettenti per i prodotti delle imprese italiane, mediante la creazione di un nuovo indicatore, l’EOI (Export Opportunity Index).

 

Tornando alla filiera agroalimentare, Sace non ha alcun tentennamento nell’affermare come tale comparto dovrà giocare un ruolo propulsivo per una maggiore internazionalizzazione del nostro Paese, prevedendo un potenziale guadagno di export aggiuntivo pari a 9 miliardi di euro entro il 2018, di cui 7 miliardi di euro proveniente direttamente dal comparto agroalimentare, e 2 miliardi di euro proveniente da quello dei macchinari (di cui oltre l’80% macchine agricole).  Per Sace, inoltre, il settore dei beni agricoli e di quelli alimentari potrà godere di un significativo dinamismo nel corso dei prossimi quattro anni, conducendosi in una strada di crescita media dell’export che nel triennio oggetto di odierna valutazione (2016 – 2018) toccherà quota + 6,5%.

Per quanto concerne il secondo filone sul quale varrebbe la pena puntare grande attenzione, Sace indica la messa a punto dell’EOI, l’ExportOpportunityIndex, una sorta di “bussola” che può aiutare le imprese italiane a cogliere la domanda dei Paesi stranieri e le opportunità per l’export italiano. Ad ogni Paese verrà dunque assegnato un punteggio di sintesi che aiuterà gli operatori a “valutare” il mercato di destinazione, a sua volta calcolato sulla base del valore dei beni esportati,  della crescita dell’export italiano nel periodo 2011 – 2018, della concentrazione dell’import nel Paese e, infine, della quota di mercato italiana.

 Se poi volete un’anticipazione della validità dell’EOI, leggete qua: secondo gli attuali dati, i mercati piùappetibili per le imprese italiane sono quelli dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, dell’Algeria e del Qatar. Molto promettenti anche Corea del Sud, Cina, Indonesia e Malesia, mentre se non volete uscire dai confini europei e mediterranei, Turchia e Polonia sono quelli più attraenti.