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Regno Unito, mercato fondamentale per i vini italiani

Il mercato inglese è tra i più ricettivi al mondo per i vini e gli spumanti italiani, rappresentando una grande opportunità per le aziende vinicole italiane.

È ormai da tempo sfatato il luogo comune che vede i britannici come esclusivi bevitori di birra. Nei pub inglesi, infatti, prende sempre più piede la moda di consumare in compagnia spumanti e vini esteri, in particolar modo quelli italiani, sinonimo di qualità e gusto per antonomasia.

La scarsa coltivazione della vite in Gran Bretagna, dovuta sia a fattori climatici che culturali, da sempre fa sì che le aziende inglesi guardino all’estero, in particolare all’area mediterranea per rifornirsi di vino.

La Brexit non frena le importazioni

Le aziende vinicole italiane hanno retto bene all’urto della Brexit. Basti pensare che nel periodo gennaio-ottobre 2016 i volumi di importazioni in Inghilterra di vino dall’Italia sono aumentati del 38% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Al contrario, le importazioni da Francia e Spagna, principali mercati rivali del vino italiano, segnano rispettivamente un -4% e un -13%. A certificarlo è l’Osservatorio del Vino.

Un prodotto particolarmente apprezzato è il Prosecco, che da anni è sulla cresta dell’onda nelle tavole britanniche, la cui crescita è stata particolarmente significativa nel 2013 (+59,6%) e nel 2014 (+65%). Basti pensare che nei primi 10 mesi del 2016 sono state stappate più bottiglie di Prosecco nel Regno Unito che in Italia.

Si registra inoltre un significativo +11,3% del prezzo a bottiglia. Si capisce, pertanto, come quello britannico sia un mercato chiave per i vini italiani.

Le accise non sono un ostacolo

Le accise sulle bevande alcoliche in Gran Bretagna sono più alte rispetto agli altri paesi UE, e fanno parte del più ampio pacchetto di misure varate da Londra per contrastare il problema dell’alcolismo.
Tuttavia la tassa cambia al variare della bevanda alcolica e del tasso alcolico della stessa, e fino a questo momento non è stata un significativo ostacolo per l’export del Made in Italy.

Il recente rafforzamento della sterlina, giunto dopo il brusco calo dovuto alla Brexit, ha infatti ridato impulso all’import britannico, sebbene nel complesso le importazioni britanniche abbiano segnato nel 2016 un -1,49%. Le previsioni, tuttavia, sono di costante crescita almeno fino al 2019.
A questo si aggiungono un alto Tasso di Libertà Economica, per il quale il Regno Unito si piazza al decimo posto su 178 paesi, e un Pil Pro Capite di 36.400 euro, di poco superiore ai circa 34mila euro del Pil Pro Capite Italiano.
Infatti, la popolazione ricca, ovvero quella che maggiormente apprezza i vini pregiati, è pari a 59 milioni di abitanti su una popolazione complessiva di 65,6 milioni.

Pur non vivendo un momento economico felice, la Gran Bretagna non rinuncia ai vini italiani. Questo fa intuire le potenzialità di un mercato per il quale, quando la sterlina avrà recuperato appieno le sue potenzialità di acquisto, si prevede un vero e proprio boom per le vendite di vino, anche grazie alla crescita dei canali di vendita online.

La sfida, commerciale e culturale, per le aziende italiane sarà quella di consolidare le relazioni con i buyer britannici e fare apprezzare l’eccellenza del vino italiano ad un consumatore esigente e amante della qualità come quello britannico.

Per questo è necessario affidarsi ad export manager esperti e competenti, che conoscano bene il mercato vinicolo. EGO International è infatti impegnata da oltre 15 anni nel fare conoscere ai mercati esteri la qualità dei prodotti agro-alimentari italiani, in particolare del comparto vinicolo.