iten

Rimini, luci ed ombre del nostro export

A Rimini, il settore export potrebbe fare molto di più. A dirlo è la ricerca di Unioncamere regionale che ha elaborato i dati Istat 2011 sui “Sistemi locali del lavoro”, che tecnicamente sono aggregazioni di Comuni contigui, non necessariamente appartenenti alla stessa regione o provincia, costruiti sulla base di un’analisi degli spostamenti giornalieri della popolazione per motivi di lavoro e legati da significative relazioni di interdipendenza.
In questa peculiare classifica regionale, il sistema locale riminese, con 773,6 milioni di euro esportati l’anno passato, si piazza al 19esimo posto, dietro al sistema locale di una cittadina della sua stessa provincia, Cattolica, che ha sviluppato all’estero ben 900,6 milioni di euro, piazzandosi al 16esimo posto. Rimini risulta più che doppiata da Ravenna, nona con 1,5 miliardi di euro. Inoltre fa peggio di tutte le altre realtà circostanti, partendo da Lugo (11esima, che grazie al suo importante distretto alimentare “sposta” 1,3 miliardi di euro), Forlì (14esima, distretto di beni per la casa da 1,1 miliardi di euro) e Cesena (18esima con 838,4 milioni di euro).

Un aspetto positivo si trova nel dato sulla variazione percentuale con l’anno precedente. Rimini, in questo caso, conta una crescita annuale del 16,3 per cento, registrando quindi un risultato migliore di tante altre realtà regionali. L’altro valore da tenere in considerazione è quello della destinazione del giro d’affari, con l’export riminese che va per il 57,3 per cento verso Paesi dell’area Ue e per il 42,7 per cento nel resto del mondo. Perché allora non puntare su questi aspetti positivi e cercare di uscire dalla crisi attraverso l’incremento delle esportazioni?

Redazione online