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Situazione Russia e Crimea, qualcosa è cambiato o cambierà nel commercio internazionale?

 La crisi in Crimea, con le preannunciate sanzioni che gli Stati Uniti e l’UnioneEuropea hanno intenzione di comminare ai danni della Russia, potrebbero aprire degli scenari inaspettati in campo socio-economico, commerciale e finanziario. Ma cosa accadrà nei prossimi mesi al business estero delle imprese che hanno delle relazioni d’affari con la Russia?

 

Cosa è accaduto fino ad oggi

Per cercare di spiegare cosa potrebbe accadere, riassumiamo – pur molto brevemente e con le ovvie esigenze di sintesi – cosa è successo nelle ultime settimane. Al termine di lunghe tensioni, il 18 marzo la Russia e la Crimea (una regione autonoma all’interno dell’Ucraina, precedentemente “donata” dai russi con atto unilaterlae) hanno siglato una intesa che prevede l’annessione della regione alla Federazione Russa, in qualità di Stato federato. Un atto di forza sostanziale che non ha generato gradimento nel mondo occidentale, schieratosi in maniera quasi omogenea contro l’iniziativa guidata da Vladimir Putin.

Cosa cambia per la Russia

Al di là degli importanti riflessi in termini di immagine, il fatto che la Federazione Russa sia riuscita a metter mani sulla Crimea pone sui due piatti della bilancia pro e contro. Tra i primi, la possibilità di poter avere accesso diretto a una zona ritenuta discretamente rilevante ai fini geopolitici, e la non sottovalutabile possibilità di poter godere dei presenti giacimenti e impianti di idrocarburi. Tra i secondi, il fatto che la Russia dovrà far fronte ai costi derivanti dall’annessione stessa, e dell’incremento della propria popolazione (2 milioni di abitanti). Tra i pro e i contro sopra citati, i vantaggi per la Russia sembrerebbero prevalere nel brevissimo termine, a patto di “dimenticarsi” delle conseguenze sul profilo internazionale.

Cosa potrebbe accadere al commercio internazionale

Sancito quanto sopra, cerchiamo di comprendere cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi. La reazione internazionale all’annessione della Crimea è stata molto dura, e i Paesi occidentali – guidati dagli Stati Uniti – hanno annunciato pesanti provvedimenti. Le iniziative sul campo politico non sembrano tuttavia aver prodotto immediate ripercussioni finanziarie. Dalla situazione potrebbe certamente avere immediato beneficio il dollaro, lo yen e le altre valute rifugio, generalmente in grado di “assorbire” la fiducia degli investitori internazionali quando le tensioni si fanno particolarmente pressanti. Per il momento, però, il cambio tra il dollaro e il rublo non sembra oscillare vistosamente.

Sul piano commerciale, le cose potrebbero invece diventare più complesse. Le imprese italiane sono strettamente collegate con le controparti russe, tanto che il nostro Paese è il secondo partner commerciale europeo di Mosca dopo la Germania, con un volume di export superiore ai 10 miliardi di euro, e con una radicata presenza nei comparti del manifatturiero, della moda e dell’arredamento.

 

Se la crisi tra l’Unione Europea, gli Stati Uniti e la Russia dovrebbe esplodere in maniera definitiva, a subire gli effetti più negativi sarebbero probabilmente i due estremi del vecchio Continente, considerato che la dipendenza (reciproca) è particolarmente incisiva. Proprio per questo motivo si auspica ancora una risoluzione pacifica e diplomatica dello “stress” politico creatosi negli ultimi giorni. Considerata l’aleatorietà degli atteggiamenti che hanno contraddistinto ambo le parti nei tempi più recenti, non sono tuttavia da escludersi dei peggioramenti che, se verificati, potrebbero realmente comportare del pregiudizio nei confronti delle imprese italiane che operano commercialmente con la Russia.

Per il momento, ad ogni modo, consigliamo di mantenere intatte le posizioni con le controparti russe, in attesa di novità. Vi aggiorneremo su tutti gli sviluppi strategici e consulenziali per l’internazionalizzazione a Mosca e dintorni.