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Tentato golpe in Turchia, quali nuovi rischi per le imprese italiane

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio il governo turco ha sventato un colpo di Stato guidato da un gruppo di colonnelli dell’esercizio (pare, non così ampio). Un tentativo che ha generato molto scalpore in ambito internazionale, e che ha sollevato nuovi timori per tutti coloro che si apprestano ad avviare relazioni commerciali con la Turchia. Ma cosa accaduto? E cosa succederà ora alle imprese che intrattengono rapporti d’affari con partner turchi?

Cosa  accaduto tra il 15 e il 16 luglio

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio una parte dell’apparato militare turco ha intentato un colpo di Stato ai danni delle attuali autorità politiche, concretizzatosi in tradizionali iniziative pro-golpe: occupazione delle tv pubbliche e dei sistemi di comunicazione, irruzione nei comandi di polizia e nell’istituzione parlamentare, dispiegamento di forze nelle principali città del Paese. Il tentativo non  per andato a buon fine, ed erano pochi coloro che – effettivamente – scommettevano positivamente su un simile evento: la posizione di Recep Tayyip Erdogan  di fatti piuttosto forte, e quanto avvenuto non ha fatto altro che rafforzare ulteriormente la propria leadership. Ne  dimostrazione il fatto che, fin dai primi momenti dall’avvio del tentato golpe, Erdogan ha invitato con successo la popolazione a rimanere in piazza, ottenendo altresì l’appoggio della polizia e di parte dello stesso apparato militare.

E così, quando purtroppo si contano i morti (circa 260), e si verifica in che modo – tardivo – la comunità internazionale si sia schierata con il legittimo (pur spesso contestato) governo di Erdogan, si cerca di comprendere cause e conseguenze di quanto accaduto…

Cosa succederà alle imprese italiane

La Turchia  uno dei mercati di destinazione pi importanti per le imprese italiane. Primo territorio per rilevanza nell’area del vicino Oriente, decima zona di destinazione assoluta per l’export italiano, le previsioni pi attendibili sull’evoluzione delle esportazioni italiane affermano la possibilità di conseguire un margine di incremento (potenziale) di almeno 2,5 – 3 miliardi di euro rispetto agli attuali livelli, che riferiscono invece di una base di valutazione di circa 10 miliardi di euro, in continuo e costante sviluppo.

Per quanto attiene le esportazioni pi ricorrenti,  ancora il settore della meccanica industriale quello pi rappresentativo, con una quota nel totale export italiano di circa un quarto sulla “torta” complessiva. Significativa  anche la quota dell’export dell’industria estrattiva, dei mezzi di trasporto e dei metalli (ciascuna dei quali in grado di assorbire circa un decimo dell’export). Per quanto invece riguarda le principali opportunità di sviluppo commerciale nel prossimo futuro, costruzioni, tessile, abbigliamento, infrastrutture e meccanica strumentale sembrano essere i settori di maggiore apprezzamento.

Detto ci, si può cercare di comprendere cosa sia cambiato, da oggi, per le imprese italiane che commerciano con la Turchia. In linea di massima, le valutazioni non sono significativamente modificate rispetto agli scorsi giorni, visto e considerato che gli analisti gi inglobavano un serio livello di rischio di disordini civili (che si  poi manifestato nella notte tra venerdì e sabato) e di guerra. Il Paese assorbe pertanto un rischio politico piuttosto significativo, e un altrettanto non sotto valutabile rischio di credito. Quanto basta per invitare tutte le imprese italiane che desiderano poter commerciale con la Turchia a non ritenere che la condizione oggi sia sensibilmente aggravata, ma a valutare invece con maggiore congruità le migliori strategie per poter abbassare i rischi commerciali, economici, finanziari e socio-politici, in collaborazione con la consulenza degli esperti di EGO International Group.