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Torna a crescere l’export con il Giappone

Nell’immaginario culturale giapponese l’Italia non rappresenta solo un luogo da sogno in cui è d’obbligo fare tappa almeno una volta nella vita, ma anche qualità, gusto e eccellenza in ogni campo. L’interscambio tra i due paesi è da sempre forte di legami storici di amicizia e collaborazione, e nel 2015 è tornato a crescere dopo la flessione registrata tra i 2013 e il 2014 (-11,4%), nei primi nove mesi di quest’anno le esportazioni verso Tokyo sono aumentate del 14,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e non è stato da meno l’import che è salito del 40%, l”Italia si conferma così il terzo partner commerciale del Sol Levante nell’area-UE dopo Germania e Francia. Basti pensare che se l’export verso il paese asiatico valeva 3,7 miliardi di euro nel 2009 questa cifra era salita a 6 miliardi nel 2013, come detto l’unica flessione si è registrata l’anno seguente, con l’export sceso a 5,,3 miliardi, risollevatosi prontamente nel 2015, quando ha toccato i 5,5 miliardi.

Intesa di libero scambio sempre più vicina

Si chiamerà Free Trade Agreement il patto di libero scambio che sarà stipulato a fine anno tra Bruxelles e Tokyo, e secondo le stime avrà un impatto positivo sul pil, che crescerà dello 0,8%. La sfida è uniformare gli standard tecnologici ed eliminare le barriere fitosanitarie al fine di rendere più agevole la circolazione delle merci tra i due paesi (l’import dal Giappone valeva 3,1 miliardi di euro nel 2015). I comparti industriali in cui è necessario rafforzare il prima possibile la cooperazione sono meccatronica, automotive e tecnologia aerospaziale, con lo scopo di giungere a standard di sicurezza e omologazione unificati oltre a una reciproca tutela di brevetti e proprietà intellettuali. Infatti è stato appena siglato un accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana e la Jaxa Japan Aerospace Exploration Agency per la cooperazione nella prevenzione dei disastri ambientali. I satelliti italiani e giapponesi si scambieranno dati e flussi al fine di prevenire i disastri naturali, informazioni che saranno anche al servizio delle imprese. La tecnologia italiana è apprezzata e acquistata in tutto il mondo, e rappresenta il valore aggiunto di un export in espansione. A questo si aggiunge l’incognita Usa che pesa sui paesi asiatici, se infatti la neo-insediata Amministrazione terrà fede al suo proposito di cancellare il Trattato di Libero Scambio con i Paesi del Sud-Est Asiatico, il Giappone, come altri paesi asiatici, sarà costretto a rivedere le sue strategie commerciali internazionali, volgendo lo sguardo verso le aziende europee, per le quali si apriranno importanti spazi di mercato. Lo ha dichiarato lo stesso Ministro per gli Affari Internazionali nipponico Hirofumi Kitase in occasione dell’Italy-Japan Business Forum appena concluso a Milano:”ci adopereremo affinché il Trattato di Libero Scambio entri in vigore, tuttavia con l’Italia abbiamo una solida collaborazione trentennale e il prossimo accordo di libero scambio sarà con la UE”.

Due stili alimentari che si amano reciprocamente

Per capire quanto i giapponesi, pur affezionatissimi alle loro tradizioni culinarie, siano amanti del cibo italiano basti pensare che nei primi nove mesi del 2016 il Sol Levante ha importato oltre 79.000 tonnellate di prodotti italiani come spezie, caffè e cereali (a fronte di “appena” 589 tonnellate importate), a cui si aggiungono le 99.415 tonnellate di frutta e verdura giunte sul mercato giapponese. In totale l’interscambio tra i due paesi nel settore food nei primi nove mesi dell’anno è stato pari a 350 milioni di euro. La cucina giapponese e quella italiana hanno in comune il fatto di seguire molto la stagionalità, anche se negli ultimi anno il fenomeno del riscaldamento globale ha allungato il periodo estivo a sfavore di quello invernale, modificando così anche le abitudini alimentari ed economiche giapponesi. La cucina giapponese è restia ad utilizzare prodotti mediterranei come l’olio d’oliva o la salsa di pomodoro, tuttavia nelle strade delle metropoli nipponiche si stanno moltiplicando i ristoranti a stile italiano. La rinnovata cooperazione tra i due paesi apre scenari estremamente favorevoli alle PMI italiane del settore food e non solo, aprendo nuove possibilità che il nostro export non può lasciarsi scappare.