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Vinitaly: tutti i numeri del Salone internazionale del vino

Si è concluso ieri il Salone internazionale del vino e dei distillati, giunto quest’anno alla sua 48ma edizione e in grado di presentare numeri di significatività globale: oltre 100 mila metri quadrati di superficie espositiva netta, più di 4.100 espositori, 50 mila operatori stranieri provenienti da 120 Paesi. Numeri che rappresentano un biglietto da visita considerevole, e che potrebbero rendere il Vinitaly 2014 un vero e propri trampolino di lancio per le produzioni di eccellenza italiana nel mondo. Ma a quanto ammontano le esportazioni di vino italiano? E quali sono le novità che sono uscite fuori dal Vinitaly

Esportazioni di vino italiano 2013

Per rispondere alla prima domanda non possiamo far altro che appellarci agli ultimi dati commerciali proposti dall’Istat, e aggiornati – finalmente – al 2013. Secondo quanto rivela l’Istituto nazionale di statistica, nel corso del 2013 sarebbero stati esportati 5 miliardi di euro di vini (tra imbottigliati, sfusi, spumanti), con un incremento in valore pari al 7,5% rispetto ai 4,657 miliardi di euro dell’anno precedente. Se tuttavia ragioniamo in termini di quantitativo esportato, notiamo che i 20 milioni di ettolitri rappresentano un passo indietro del 4,2%. La conclusione è presto effettuabile: l’Italia ha esportato un minor volume di ettolitri, ma a prezzi migliori, generando un incremento della marginalità nelle imprese che hanno avuto l’opportunità di entrare nel business internazionale della pregiata bevanda.

La vera e propria sorpresa è stata relativa allo spumante italiano, da anni in lotta con lo champagne francese per il dominio delle bollicine. Lo spumante assorbe oggi infatti il 10% delle esportazioni del settore, con un incremento del 13,2% su base annua per quanto attiene gli ettolitri terminati al di fuori dei confini nazionali.
Per quanto concerne i prezzi, le bottiglie di vino italiano sono state esportate a un prezzo medio di 3 euro al litro (+ 8% rispetto al 2012), mentre gli spumanti hanno toccato quota 3,5 euro al litro (+ 4%). I vini sfusi vengono invece venduti a 0.84 euro: un valore che in termini assoluti potrebbe sembrare irrisorio, ma che è in incremento di circa un quarto rispetto a un anno fa.
Prescindendo tuttavia da una mera analisi congiunturale sul 2013, e abbracciando un’ottica più ampia, risulta che nell’arco degli ultimi 8 anni (2005 – 2013) l’export di vino è cresciuto mediamente del 6,8% annuo, con un boom degli spumanti (+ 13,4%) e dei vini sfusi (+ 10,6%), e una crescita più moderata dei vini imbottigliati (+ 5,5%). Una tendenza pertanto certamente positiva, destinata a durare anche nei prossimi anni.

Novità del (e dal) Vinitaly

Veniamo dunque alle principali novità emerse dal Vinitaly. Tra le tante, l’annuncio del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che i fondi pubblici destinati al vino ammonteranno a quota 1,685 miliardi di euro tra il 2014 e il 2018, con una media di 337 milioni per anno, di cui il 30% destinati alla promozione e il resto alla innovazione, revisione e rinnovamento dei vigneti.

Per quanto invece le novità del Vinitaly, emerge una particolare attenzione ai servizi export, l’introduzione della Vininternational International wine production, che rende organica la presenza degli espositori esteri all’interno di un padiglione dedicato, e la Vinitalybio, iniziativa dedicata alle sole produzioni biologiche.

I principali mercati per il vino italiano

Russia, Brasile, Stati Uniti Area Centrale, sono questi i primi tre mercati su cui punteranno gli espositori di Vinitaly per aumentare il loro export. Scorporando i dati raccolti dall’indagine sugli espositori, divisi in base al fatturato, emergono differenze significative rispetto all’export e ai Paesi target. 
Se quelli con fatturato fino a 100.000 euro esportano mediamente in sei Paesi, quelli sopra i 500.000 mila euro sono presenti con i propri in vini mediamente in 20 mercati; i primi prevalentemente nell’Europa comunitaria,i secondi in tutte le aree geografiche del mondo. Primo Paese di sbocco èper tutte le classi di fatturato la Germania, mentre al secondo e al terzo posto ci sono la Francia e la Svizzera per i piccoli produttori fino a 100.000 euro di fatturato, la Svizzera e il Belgio per quelli tra 100.000 e 500.000 euro e gli Usa Costa Est e la Svizzera per le cantine di grandi dimensioni.
Non mancano comunque piccole realtà capaci di esportare nella 
East Coast degli Stati Uniti (30%), in Giappone e West Coast Usa (23%), Cina, Hong Kong e Australia (12,5%). 
Anche i mercati su cui puntare infuturo, i most favourite target Countries, si diversificano in base alfatturato. Se sul campione totale, infatti, emergono Russia, Brasile e Stati Centrali degli Usa, per i piccoli le tre aree degli Stati Uniti sono ai primi tre posti della lista per oltre il 50% delle aziende intervistate, con la Russia e la Germania che seguono con il 46% delle preferenze. Russia in testa tra i mercati su cui investire per il 44% delle grandi aziende, con il Brasile al secondo posto (39%), mentre al terzo posto ci sono gli Emirati Arabi (31%), che precedono di un soffio Singapore (30%) e Messico (29%).